Ci sono sport che si limitano alla competizione. E poi ce ne sono altri che diventano linguaggio, metafora, introspezione. Il golf appartiene a questa seconda categoria. Lo racconta bene Il Tempo è Ancora Nostro, il nuovo film diretto da Maurizio Matteo Merli, nelle sale dal 7 maggio, dove il green non è soltanto uno scenario sportivo, ma il luogo simbolico in cui si affrontano passato, fragilità, amicizia e desiderio di riscatto. Tra i protagonisti spicca Ascanio Pacelli, volto noto del golf italiano, presidente della PGA Italiana e general manager del Golf Club Terre dei Consoli, che interpreta il ruolo di Tancredi: un uomo di successo apparentemente realizzato, ma costretto a fare i conti con le proprie scelte e con ciò che ha smarrito lungo il cammino. Un personaggio intenso, sospeso tra eleganza e inquietudine, che Pacelli riesce a restituire con sorprendente naturalezza. Nel cast compaiono anche Miguel Gobbo Diaz, Mirko Frezza, Simone Sabani, Viktorie Ignoto e Andrea Roncato. Per chi vive il golf dall'interno, il nome di Ascanio Pacelli rappresenta da anni professionalità, visione e capacità di promuovere questo sport ben oltre gli stereotipi elitari. In questo film, però,
emerge anche un'altra dimensione: quella artistica. Una sensibilità interpretativa che avevamo già avuto modo di apprezzare nel suo debutto teatrale nella brillante commedia Ricette d'Amore, scritta da Cinzia Berni, al fianco di Diego Ruiz. Oggi il passaggio al cinema conferma una presenza scenica autentica, misurata e credibile. Il Tempo è Ancora Nostro è anche un'opera che restituisce al golf una narrazione diversa. Non soltanto sport tecnico o simbolo di status, ma esperienza emotiva e spazio di crescita personale. Nelle note di regia, Maurizio Matteo Merli definisce le "18 buche" come una parabola della vita: ogni colpo è conseguenza del precedente, ogni scelta costruisce il percorso successivo. Ed è proprio qui che il film trova la sua forza: nel raccontare il golf come terreno di incontro tra mondi differenti, generazioni, fragilità e seconde possibilità. Un messaggio che Ascanio Pacelli interpreta con particolare efficacia, portando sul grande schermo non soltanto il gesto tecnico dello sportivo, ma soprattutto l'intensità umana di chi conosce davvero il valore del gioco, della disciplina e del confronto con sé stessi. Perché, in fondo, il golf non insegna soltanto a vincere. Insegna a ritrovarsi.